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Questa, che possiamo leggere di seguito, è
una storia "speciale" che parla di forza,
interiore, di coraggio, di fede intensa nel
Signore.
Pure quando il Signore chiama a sé il marito
di Nicoletta, la sua fede e fiducia in Colui
che ci ha creati non termina, anzi, si
intensifica.
Non è facile commentare e neppure introdurre
una storia del genere.
Grazie Nicoletta per averla voluta
condividere con tutti noi.
(Adele Caramico)
Nicoletta: una storia....... che continua
Ciao a tutti, sono Nicoletta e per chi
ancora non mi conoscesse: ho 48 anni, sono
vedova da sei, ed ho tre figli 1 maschio di
31 anni, uno di 16 e la piccolina di 6. Se
badate all'età dei miei figli, sono in
pratica tre figli unici, avuti in età
totalmente diverse e quindi 3 esperienze
particolari.
Incomincio col parlarvi della prima
maternità, avuta 31 anni fa. Pensate, ero io
una bambina, avevo 16 anni quanto sono
rimasta incinta e, tra l'altro, ero solo
fidanzata. I genitori di 31 anni fa erano
molto diversi da quelli di oggi, più severi,
tradizionalisti e con tanti tabù.
Pertanto in me era nato un "gran problema".
Andavo a scuola, facevo il secondo
superiore, mio marito aveva otto anni più di
me, ma per me non era "infatuazione" gli
volevo veramente bene. Ma capivo che
l'aspettare un figlio (in quell'epoca)
avrebbe rivoluzionato la vita di entrambi.
Cosa fare? Ci pensai molto ed affrontai il
discorso prima di ogni altro con il mio
"fidanzato".
Tenete ben presente che lui era un uomo ed
io una ragazzina.
Bisognava fare una scelta: gli chiesi quali
fossero le sue intenzioni e lui mi rispose
che la mia decisione sarebbe stata quella
giusta. Io, proprio io e solo io, dovevo
decidere cosa fare. In me, già da ragazza,
l'idea dell'aborto era qualcosa che mi dava
repulsione, da brivido.
Decisi: gli dissi che volevo tenere il
bambino ad ogni costo, anche senza di lui,
anche contro i miei genitori. In qualche
modo avrei continuato a vivere. Lui non
battè ciglio ... così affrontammo i relativi
genitori!
La mia mamma era una donna favorevole
all'aborto "quando è necessario!"
Mia suocera anche!
Io contro tutti e lui silenzioso accettava
tutto.
Purtroppo non ho potuto vivere bene la mia
gravidanza proprio per l'uragano che si era
scatenato, ma potemmo sposarci! Il
matrimonio non cambiò le cose, anzi, fra le
famiglie peggiorarono. Prevalse la suocera
ed al quarto mese di gravidanza lui mi
lasciò. Una gravidanza sofferta sotto tutti
i punti di vista, i miei pensieri erano
tanti ed avevo anche mia madre contro.
Ma andavo avanti. Pur non essendo vicina al
Signore, Lui mi dava la forza per continuare
a guardare avanti nonostante tutto!
Ero la vergogna della famiglia e quindi mi
nascondevo dal mondo. Pensate: incinta e
lasciata dal marito! Pertanto non c'è stata
molta gioia durante la gravidanza, ma io
dovevo proteggere il mio bambino, frutto del
mio amore con mio marito. Arrivò il momento
del parto. Mia madre decise per una clinica
privata. Il parto andò male: avrebbero
dovuto farmi un cesareo ed invece
continuavano ad operare con il parto
normale. Nacque il mio piccolo nel quale
potevo riporre il mio amore ... potevo avere
solo lui dalla mia parte.
Ma dopo un'ora dal parto un'emorragia mi
portò in fin di vita. La clinica non era
attrezzata per tali casi. Solo dopo quattro
ore, decisero di chiamare un'ambulanza e
portarmi in ospedale. Io perdevo
continuamente conoscenza ma ricordo come
fosse ieri che in ambulanza, pur avendo il
cervello annebbiato, pregavo il Signore di
non farmi morire perché altrimenti il mio
piccolo non sarebbe stato amato da nessuno.
O poteva essere affidato a mia suocera che
mi odiava ed avrebbe potuto odiare lui. Non
chiedevo la vita per me ma per lui!
Il nostro amorevole Papà non volta mai le
spalle, soprattutto quando una sua creatura
è nella disperazione ed a Lui si rivolge.
Tutti dissero che fu un miracolo:
dissanguata, con una lacerazione enorme ...
le mani dei medici dell'ospedale furono
guidate sicuramente dal Signore e mi
salvarono!
Avevo deciso prima del parto che se fosse
stato maschio lo avrei chiamato Danilo, ed
invece, ci pensai per tre giorni e poi lo
chiamai Cristiano. Così cominciò il mio
cammino di mamma. Per i primi due anni fui
tutta per lui, godevo di ogni suo sorriso,
la prima parola fu "papà". Io gli parlavo
sempre del suo papà e ne parlavo sempre
bene, nascondendogli la verità. Ricordo i
suoi primi passi, il suo primo dentino, i
suoi capelli biondi. I giochi che faceva
..... poi dovetti prendere la decisione di
rendermi indipendente in quanto vivevo dai
miei e non volevo essere di peso, anche
perché la mia mamma continuava a ricordarmi
il grande errore che avevo commesso.
Pertanto mi trovai un lavoro. Con il lavoro
ho dovuto affidare il mio bambino in asilo,
dalla mattina fino alla sera quando io
finivo. Questo per altri due anni. Il mio
piccolo piangeva quando andavo via e lo
lasciavo ed il mio cuore si ribellava, ma
dovevo lavorare per rendermi indipendente ed
uscire da un incubo.
Ero, però sempre lontana dal Signore .....
Ma il Signore è sempre Misericordioso; ha
guardato me ed il mio bambino, ha guardato
tutto quanto avevamo intorno che non
prometteva nulla di buono ed ha voluto farmi
la seconda grazia, senza che io l'avessi
chiesta.
Mio marito dal giorno in cui mi lasciò non
si fece più vedere, i miei chiesero la
separazione legale per colpa, lui fu
condannato ed il giudice affidò a me il
bambino con un irrisorio mantenimento in
quanto lo stipendio di mio marito non era un
granché.
I primi due anni ho fatto di tutto per farlo
riavvicinare, ma l'amore materno era più
potente di una moglie ed un figlio. Preciso
che racconto senza rancori ma ossequiosa
verso il Signore che ci ha voluto un gran
bene.
Dopo due anni e mezzo mi arresi. Pazienza:
ognuno per la sua strada!
Il piccolo aveva quattro anni e mezzo,
cresceva comunque bene e sereno, ovviamente
legatissimo a me. Fui chiamata dal mio
avvocato perché si poteva procedere alle
pratiche di divorzio. Ma io non ho mai
apprezzato la legge sul divorzio. La
separazione l'avevano chiesta i miei in
quanto ero minorenne, ma al momento di
decidere per il divorzio potevo scegliere.
Pertanto dissi al mio legale che non
intendevo fare nulla. Per me poteva rimanere
tutto così. Se avesse fatto lui il primo
passo ne avremmo riparlato.
Subito dopo l'incontro con l'avvocato, il
"CASO" ha voluto che io incontrassi mio
marito. Non lo avevo mai più visto. Passato
il primo momento di imbarazzo spontaneamente
mi venne fuori: "Vuoi conoscere il bambino?"
e lui senza pensarci rispose: "Sì".
Le porte del Cielo si erano spalancate,
buttando all'aria tutta la malvagità e
negatività che avevamo entrambi intorno.
Da quell'incontro ..... decidemmo di tornare
insieme e di mettere su casa da soli con il
nostro piccolo. Non mi sono mai pentita, in
quegli anni di separazione, di non aver
abortito. Quando poi ritornammo insieme, ero
doppiamente convinta che avevo preso la
decisione giusta!
Nonostante la sofferenza, anche negli anni a
venire, sino a quando i nostri parenti si
sono arresi davanti ad una realtà che non
riuscivano più a distruggere, sia io che mio
marito eravamo contenti di questo nostro
figlio che abbiamo cresciuto con amore
superiore, proprio perché sin dal suo
concepimento aveva dovuto subire situazioni
di sofferenza, create dall'uomo.
Anno 1987, io avevo 32 anni, mio marito 40
ed il primo figlio 15.
Eravamo in un periodo veramente nero della
nostra vita. La ditta dove mio marito
lavorava chiuse i battenti, mise tutti
fuori,licenziati. Fortunatamente io avevo il
mio lavoro. Ma ben sapete che è difficile
riprendere a vivere senza uno stipendio,
senza aver avuto il tempo di prepararsi a
tale tegola ed ancora più difficile per un
uomo di 40 (specializzato solo in uno
specifico campo) trovare un nuovo lavoro.
Cinque anni prima avevo subito un
intervento: avevano dovuto sezionarmi un
ovaio cistico.
Dal primo figlio e negli anni successivi
avevo pensato spesso al fatto che non
avevamo altri figli e questo interiormente
mi turbava. Dopo l'intervento spesso pensavo
che non avrei potuto averne più, il mio
cuore desiderava un altro figlio ma non lo
dicevo a nessuno, pregavo solo intensamente
il Signore che accadesse.
A dicembre 86 ci fu comunicata la prossima
chiusura della ditta, a gennaio 87 la
lettera di licenziamento, a febbraio scopro
di essere incinta!
La notizia, in un momento così problematico,
non destò molto scalpore fra i familiari. Io
e mio marito eravamo felicissimi, mio figlio
un po' meno, mia suocera e mia madre:
indovinate che suggerirono?
"In questo momento non è proprio il caso:
avete valutato bene?" Non è necessario dire
esplicitamente quale sarebbe stata per loro
la soluzione.
No, il Signore (finalmente, pensavo io) lo
aveva mandato e ci avrebbe aiutato anche a
crescerlo!
Mio marito trovò un lavoro provvisorio mal
pagato, ma pur sempre un lavoro con qualche
entrata, ma al 6° mese di gravidanza ci fu
la minaccia di un parto prematuro. Ringrazio
quella mente che ha ideato la legge sulle
lavoratrici madri che mi permise di
conservare lo stipendio perché non potevo
andare a lavorare e, dopo ricovero, cure
intense, riposo assoluto e tante suppliche
al Signore, riuscii ad arrivare alla fine
della gravidanza.
Nacque il secondo maschietto: mio marito era
al settimo cielo.
I primi mesi di gravidanza coincisero con un
suo periodo di depressione per la sua
situazione di disoccupato ed io mi adoperavo
come potevo per sostenerlo psicologicamente
ma credo che "l'idea lampante del Signore"
di mandarci un figlio sia stata la migliore
per aiutare mio marito a superare il suo
periodo di crisi!
Era un'altra grazia del Signore!
Per mio marito questa, in pratica, era la
prima esperienza (la precedente non l'aveva
vissuta da vicino). Potete immaginare, si
era fatto bambino vicino al suo bambino. Non
vi nascondo che il figlio maggiore
quindicenne ne risentì molto e, nato il
fratello, per lui fu un elemento di
disturbo; quindi per anni abbiamo dovuto
cercare di conciliare le due situazioni.
L'esperienza di mio marito fu per me la
"riscoperta di un uomo". Era così felice che
non faceva altro che parlare di questo
figlioletto con tutti, tanto che spesso i
parenti o gli amici lo prendevano anche in
giro. Ma la sua felicità era grande e la mia
ancor di più perché ero stata esaudita, in
più il Signore aveva voluto donare questa
nuova esperienza di gioia a mio marito in un
periodo terribilmente nero, aiutandolo
moltissimo.
Crescere il primo per me era stato più
facile, nonostante tutto, in quanto il primo
era un bimbo tranquillo sotto tutti i punti
di vista. Questo, invece, mi ha impegnata
molto. Per due anni e mezzo il piccolino
dormiva di giorno (quando io lavoravo) ed
era sveglio di notte. Per due anni e mezzo
ho passato lunghe notti in bianco, in cucina
per poter far dormire gli altri, e la
mattina dovevo andare a lavorare. Ero
distrutta, ma l'amore di mamma mi portava a
tenere duro, la famiglia doveva comunque
essere accudita, il lavoro doveva andare
avanti, e tutto doveva continuare.
Nel frattempo mio marito decise di rilevare
un'attività commerciale in altro paese nel
brindisino. Fu dura cominciare!
Con due figli, economicamente a terra e con
anni di debiti davanti ..... ma tutto è
stato superato. Appena aperta l'attività
commerciale misi su uno scaffale una bella
foto di Padre Pio chiedendogli di
proteggerci in questo nuovo e sconosciuto
lavoro.
Anni terribili: la mattina lavoravo a
Taranto ed il piccolo affidato ad asili e
baby sitter; la sera andavo con mio marito
al negozio e con me il piccolino, che ha
vissuto le sue serate nel carrozzino in
negozio, al freddo con mille disagi. Tutto
questo è durato sino ai suoi 6 anni di età,
nel frattempo l'attività commerciale si era
avviata e ricominciavamo a vivere più
tranquilli anche perché tutti i debiti erano
stati pagati.
Molti genitori programmano i figli pensando
a quanto costa mantenerli. Pensando
"dobbiamo metterli al mondo per farli
soffrire?" Calcolando le cose più
impensabili .... Non ci sarebbero più bimbi
nel mondo se tutti la pensassero così.
Fortunatamente ci sono genitori che hanno
"coraggio" e che soprattutto confidano nella
Provvidenza. Io posso dire ad alta voce che
la Provvidenza non mi ha mai abbandonata,
nonostante le mie miserie ed i miei peccati.
Davanti ad una vita è il Signore che fa i
salti mortali per la creatura e per chi le è
a fianco.
Pertanto rivolgo un invito alle mamme ed ai
papà:
Se la pensate come me invogliate gli altri a
procreare come desidera il Signore, senza
calcoli, senza programmi ma solo affidandosi
a ciò che il Signore vuol mandare!
Se invece c'è qualcuno che "è frenato" nel
procreare figli per i motivi che ho detto
sopra, consiglio: fermatevi un momentino a
riflettere. Ci sono famiglie che hanno 8, 9,
10 figli e .... vivono! Cosa vi spaventa, il
sacrificio?
Se vi mettete nelle mani del Signore i
sacrifici, le rinunce, vi assicuro, passano,
ve le dimenticate.
Perchè guardando i miei figli, io mamma, non
ricordo tutto quello che ho patito, ma penso
alla fortuna che ho avuto, alle grazie che
il Signore mi ha donato, li vedo crescere,
mi danno soddisfazioni, anche se rare, ma
queste coprono tutto il resto. I miei figli
(tutti e tre) sono stati per me e sono, tre
"Grazie del Signore" in quanto la loro
presenza mi ha sostenuto nei momenti più
terribili della mia vita.
Sarei riuscita, senza la loro
"provvidenziale" venuta, a superare tutti
gli ostacoli che mi si sono posti davanti?
Conoscendomi, credo proprio di no, non ce
l'avrei fatta!
Anno 1997, febbraio, io avevo 42 anni, mio
marito 50, i miei due figli 25 e 10 anni.
Il mio cammino spirituale, unitamente a mio
marito, era positivo, eravamo molto vicini e
fiduciosi della Misericordia Divina. Tanti
travagli c'erano stati sulla nostra strada
ma pur faticosamente eravamo sempre riusciti
a risolvere le situazioni e soprattutto ci
amavamo tanto!
Ci preparavamo a festeggiare il nostro 25^
anno di matrimonio, soprattutto a livello
spirituale. Il nostro matrimonio, come ho
già detto all'inizio del racconto, non è
nato nel migliore dei modi. Quindi fu come
sposarci per la prima volta. Eravamo
felicissimi di questo.
Erano passati 10 anni dall'ultima gravidanza
e già da anni le nostre unioni "sessuali"
erano complete, nel senso che non usavamo
alcuna precauzione per evitare eventuali
gravidanze. Il Signore ci avrebbe pensato!
Ma dopo dieci anni non avremmo mai
immaginato di dover ridiventare genitori,
tra l'altro ad età avanzata!
Fu una sorpresa piacevolissima, io pensavo
ad un ritardo forse dovuto all'età ed invece
c'era una nuova vita in me.
Mia suocera era salita al cielo qualche anno
prima. Mia madre, ormai conoscendo molto
bene la mia devozione al Signore, si guardò
dal dare consigli. L'unica, pur felice, che
ebbe qualche perplessità fu mia cognata
(sorella di mio marito, tra l'altro
ginecologo) che consigliò l'amniocentesi,
data la nostra età.
Il mio fu subito un "no" categorico. A cosa
sarebbe servita?! Tanto non avrei mai
abortito nel caso il bimbo fosse stato
portatore di qualche handicap. Mio marito
taceva e si rimetteva a me. Il tempo
passava, arrivata al quarto mese di
gravidanza, mia cognata insisteva. Consultai
il mio padre spirituale ed il mio parroco e
comunicai la mia decisione. Condividevano in
pieno. Mi rifiutai, non autorizzai a fare l'amniocentesi.
Il Signore avrebbe provveduto a tutto.
Quinto mese di gravidanza: minacce d'aborto,
riposo assoluto.
Mi recai in parrocchia e chiesi al Sacerdote
di consacrare la mia bambina alla Madonna,
con l'intercessione di Santa Rita. La mia
piccola avrebbe avuto il nome "Maria Rita".
Mio marito non stava molto bene, ma i medici
dicevano che era stress e un po' di
depressione. Quindi cercavo di aiutarlo come
potevo, soprattutto mettendo in evidenza "la
principessa" che stava arrivando.
18 Novembre, nono mese di gravidanza,
finalmente nacque il nostro piccolo angelo
mandato dal Cielo. E, credetemi, è stata
veramente una grazia inviata dal Signore! Ho
avuto un po' di problemi dopo la gravidanza
ed uniti a questi mio marito che continuava
a non star bene. Ma i medici dicevano
"niente di importante".
14 Dicembre: Battezziamo la piccola e come
promesso il suo nome è Maria Rita.
22 Dicembre: decido improvvisamente di
portare mio marito da un radiologo a
pagamento, senza passare più dai medici, per
fare dei raggi al torace. Aveva decimi di
febbre ingiustificati e una tosse
insignificante ma insistente. La stessa sera
il radiologo mi consiglia di andare "subito"
da uno specialista pneumologo perchè dai
raggi risultava una "piccola lesione al
polmone". La stessa sera fisso
l'appuntamento con lo specialista che ci
riceve il giorno dopo.
24 Dicembre: mio marito si ricovera per
accertamenti e lo specialista chiede
l'urgenza (tenuto conto delle festività).
30 Dicembre: la sentenza: "metastasi
diffuse: cervello, polmoni, cuore, un
aneurisma intestinale" .....
Mio marito ritorna a casa e comincia il suo
calvario.
Soli 3 mesi, ci lascia il 1^ marzo!
Ho fatto di tutto, è il caso di dire "i
salti mortali" per poterlo salvare e per
dargli una "qualità di vita ottimale".
Ma soprattutto sia io che lui ci siamo
rimessi alla volontà del Signore.
La volontà del Signore era quella di
chiamarlo a Sé ... chissà per quali
progetti!
In quei tre mesi la "sua principessa" (nei
pochi momenti di "tranquillità fisica" in
quanto ha sofferto come mai avevo visto
nella mia vita) è stata per lui sollievo del
cuore anche se lui soffriva interiormente
perché sapeva di dovermi lasciare e di dover
lasciare i suoi figli.
Il Signore aveva voluto donargli quest'ultima
gioia, in una piccola creatura, ed a me
aveva voluto donare uno "stimolo" per
continuare a vivere con più coraggio e senza
la possibilità di potermi adagiare al dolore
ed alla sofferenza.
Non dimenticherò mai quando ci salutò tutti
la frase che riservò a me fu:
"Amore, purtroppo a te, posso solo lasciare
tre croci e saranno molto pesanti .... non
posso fare altrimenti! ma ricordati che ti
amo e sarò sempre con te!"
Dopo sei anni, posso dirvi che è faticoso,
non lo nascondo, però ho un angelo in
Paradiso che mi protegge, ma soprattutto ho
il Signore che continua a donarmi grazie
infinite.
La chiave di tutto è
L'AMORE GRANDE PER IL SIGNORE, SENZA DI LUI
SIAMO NIENTE!
Pace e gioia ai vostri cuori, Nicoletta
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